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Messo fortemente in crisi dai cambiamenti climatici in atto, che ne riducono drasticamente la durata, il riposo vegetativo è una fase fenologica di fondamentale importanza per il completamento del ciclo vegeto-produttivo annuale della vite. Dalla sua durata e dalle condizioni in cui esso si svolge dipendono non solo la buona ripartenza del vigneto nella primavera successiva, ma anche la longevità dei singoli ceppi e, in ultima analisi, del vigneto. La nutrizione della vite, in questa fase di “calma apparente”, se gestita in maniera mirata e razionale, può essere un valido supporto nella prevenzione di importanti problemi fitosanitari.

Nutrire la vite in riposo vegetativo

Il riposo vegetativo vero e proprio, che inizia col completamento della perdita delle foglie e si conclude con il rigonfiamento delle gemme in primavera e il successivo germogliamento, può essere sfruttato per ricostituire nel suolo parte degli elementi nutritivi asportati nel corso della stagione appena conclusa. Anche se le considerazioni non possono essere generalizzate, a causa dell’estrema eterogeneità degli ambienti di coltivazione in cui si fa viticoltura (soprattutto da vino) in Italia, possiamo affermare che il post-raccolta è un periodo favorevole per effettuare la concimazione, grazie a temperature e umidità ottimali che favoriscono la solubilizzazione del concime ed il suo successivo assorbimento. L’incremento della concentrazione salina nella linfa, conseguente alla concimazione, favorisce inoltre la resistenza al freddo invernale.

D’altronde, soprattutto nelle regioni mediterranee, il post-raccolta rappresenta anche uno dei due picchi di crescita dell’apparato radicale.

Durante la fase fenologica che precede il riposo vegetativo, ovvero l’agostamento, la pianta massimizza l’accumulo di riserve in fusto e radici, sotto forma di amido. L’entrata sempre più posticipata in riposo vegetativo, legata alle temperature che si mantengono miti fino ad autunno inoltrato per effeto dei cambiamenti climatici, e i risvegli vegetativi sempre più anticipati legati ai rialzi termici che spesso si registrano già in febbraio, riducono fortemente la fase di riposo e rischiano di danneggiare l’equilibrio vegeto-produttivo della pianta, con effetti deleteri sia sull’annata successiva, sia sulla longevità globale del vigneto. Anche per questo motivo un’adeguata gestione della nutrizione del vigneto in questa delicata fase può essere di aiuto nel favorire le performance primaverili del vigneto.

Post-raccolta e riposo vegetativo del vigneto: attenzione alle ferite

Le fasi che seguono la vendemmia possono essere particolarmente critiche per la vite dal punto di vista fitosanitario a causa della presenza di ferite, che fungono da vie di accesso preferenziali per patogeni anche molto temibili, come il complesso dei funghi ritenuti responsabili della sindrome del Mal dell’Esca e di altre malattie del legno.

Il rischio di colonizzazione delle ferite da parte dei patogeni è maggiore in piante non ancora completamente a riposo, all’interno delle quali è ancora attiva la circolazione di linfa elaborata, carica di zuccheri.

Le ferite presenti sulla pianta dal post-raccolta in poi possono essere di due tipi. In caso di vendemmia a macchina, la struttura della pianta può recare danni dovuti a urti da parte degli elementi meccanici preposti al distacco degli acini. Ma in seguito, auspicabilmente più avanti nella stagione e in riposo vegetativo pieno, sulla pianta vengono generate ferite con la potatura invernale o secca, che deve comunque essere eseguita evitando il più possibile tagli di grandi dimensioni.

In entrambi i casi, il trattamento della parte epigea della pianta con prodotti a base di microrganismi antagonisti di quelli patogeni può essere di grande aiuto. Alcune specie del genere Trichoderma sono note per la loro efficacia in queste situazioni. Distribuiti sulle parti epigee della pianta dopo la potatura, i funghi del genere Trichoderma esplicano la loro attività colonizzando i tessuti vegetali ed esercitando una competizione per i substrati nutritivi nei confronti dei funghi fitopatogeni. La colonizzazione avviene anche su ferite di 3-4 mesi di età. I Trichoderma spp. sono inoltre in grado di esercitare la propria attività benefica anche a temperature relativamente basse, fino a 5°C. Azione che peraltro si esplica anche a livello di suolo, contrastando lo sviluppo di marciumi radicali.

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TRICOD R è un prodotto in formulazione liquida e su supporto organico, che non necessita di preparazioni anticipate con aggiunta di integratori. A base di Trichoderma, micorrize e batteri della rizosfera, grazie all’elevata concentrazione di Trichoderma (108 UFC/g), TRICOD R è in grado di condizionare l’attività microbica del suolo, apportando microrganismi utili alla pianta. Il Trichoderma agisce come antagonista naturale nei confronti di patogeni, sottraendo il nutrimento e lo spazio necessario al loro sviluppo. Il Trichoderma produce auxine, siderofori, metaboliti secondari ed enzimi idrolitici; interagisce con il sistema ormonale della pianta stimolandone la crescita.

TRICOD R può essere inoltre utilizzato per effettuare lavaggi di tralci e fusto della vite, in autunno o a ridosso della ripresa vegetativa, con effetto protettivo sulle ferite da potatura, per contrastare l’ingresso di patogeni.