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In questo approfondimento ci occupiamo di una materia prima organica dal nome curioso, la leonardite. Essa deve il suo nome al geologo americano Arthur Gray Leonard, primo direttore del North Dakota Geological Survey, che con le sue ricerche contribuì in maniera determinante alla caratterizzazione di questo materiale e dei suoi possibili impieghi in agricoltura. A questo link è possibile consultare il volume XVII (1963) dei “Proceedings of the North Dakota Academy of Science”, all’interno del quale si trova la pubblicazione dal titolo “Humic Acids from Leonardite: a Soil Conditioner and Organic Fertilizer”, a firma dei ricercatori Youngs e Frost, da cui abbiamo tratto la tabella riportata qui sotto.

La leonardite come fonte di sostanze umiche

Materiale di origine fossile, la leonardite costituisce lo strato più superficiale dei giacimenti di lignite, un carbonfossile utilizzato principalmente come combustibile. Rispetto alla lignite, la leonardite si caratterizza per una maggiore ossidazione. Dal punto di vista compositivo, invece, essa si distingue per un contenuto importante in acidi umici e fulvici, nella misura del 30-80%, che ne fanno una matrice adatta alla formulazione di ammendanti e concimi organici.

Le sue proprietà risiedono principalmente nell’effetto stimolante nei confronti dell’attività microbica del terreno, nella capacità di chelare elementi nutritivi, Ferro in particolare, e nella stimolazione della crescita radicale. Se utilizzata come concime, inoltre, apporta significativi quantitativi di Azoto a lento rilascio.

L’oro nero dell’agricoltura

Gli acidi umici e fulvici interagiscono con ioni metallici, ossidi, idrossidi, composti minerali e organici, compresi eventuali inquinanti, per formare complessi solubili e insolubili in acqua, che favoriscono la dissoluzione, la mobilizzazione e il trasporto di metalli e sostanze organiche nel suolo e nelle acque, o – al contrario – ne determinano l’accumulo in determinati orizzonti del suolo. Quest’ultima capacità può contribuire a ridurre la tossicità dei metalli pesanti. Le sostanze umiche inoltre hanno effetti positivi sulla fisiologia delle piante, migliorando la struttura e la fertilità del suolo e influenzando l’assorbimento dei nutrienti e la proliferazione delle radici, anche grazie all’influsso positivo sulla sofficità e la porosità del suolo. La presenza di auxine nelle sostanze umiche è nota, mentre non è ancora sufficientemente comprovata la possibile azione “auxino-simile” di queste sostanze.

In virtù di tutte queste importantissime proprietà e del loro colore scuro, le sostanze umiche vengono anche denominate “l’oro nero per l’agricoltura”.

Non solo acidi umici e fulvici nella leonardite

La tabella qui di seguito riportata (da Youngs e Frost, 1963) mostra le composizioni di lignite e leonardite a confronto (valori espressi in percentuale). Come specificano gli autori, il contenuto in cenere della leonardite può ampiamente variare da giacimento a giacimento, ma si colloca normalmente tra il 15 e il 30% della sostanza secca.

Componente Leonardite Lignite
Ceneri* 18,7 10,0
Idrogeno** 4,0 5,1
Carbonio 65,2 72,8
Azoto 1,3 1,2
Ossigeno 26,6 19,9
Zolfo 2,9 1,0

*sulla sostanza secca

**sulla sostanza secca, al netto delle ceneri

In realtà, le analisi di leonarditi di diversa origine rivelano la presenza di numerosi elementi nutritivi oltre a quelli riportati in tabella, tra cui Potassio, Magnesio, Zinco, Ferro, Manganese e Calcio, in quantitativi variabili. Una caratteristica importante di questa matrice organica è il suo pH tendenzialmente o fortemente acido, di cui occorre tenere conto nella valutazione dell’opportunità di distribuirla al terreno.

La leonardite può essere utilizzata anche in prodotti per distribuzione fogliare ad azione biostimolante.

La leonardite, come tale o sotto forma del biochar ottenuto trattandola a temperature elevate, mostra un’elevata efficacia nell’immobilizzare alcuni erbicidi, come l’atrazina.

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Black Humic, leonardite ottenuta esclusivamente come sottoprodotto delle attività estrattive, è un ammendante liquido contenente una buona dotazione di acidi umici e acidi fulvici, dal pH acido (5.4) e ammesso all’uso in agricoltura biologica. Molteplici le attività su suolo e secondariamente su pianta. Gli acidi umici e fulvici di Black Humic influenzano lo sviluppo e la crescita delle piante intervenendo come agenti chelanti degli ioni metallici (Ferro in particolare), consentendo così un incremento della fotosintesi. Somministrato per via radicale, agisce sul terreno migliorandone la Capacità di Scambio Cationico, la struttura, la permeabilità e la sofficità. Inoltre favorisce la protezione e l’assorbimento degli elementi nutritivi, riduce la salinitàneutralizza il pH dei terreni alcalini ed aumenta l’attività vegetativa e la resistenza agli stress abiotici. La sua capacità di esaltare l’attività dei fattori d’accrescimento ne rende consigliabile l’impiego sul seme e sull’apparato radicale delle piantine prima del trapianto.